• 4
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  

No es la primera vez que desde estas páginas entrevistamos a poetas que no lo son según la definición tradicional, pero que sí lo son en su vida diaria. Lo hicimos con pintoras calígrafas, Tere Vila Matas y Paloma Fadón Salazar, con la joyera Silvia Serra, y con la artista polifacética Eva718. Hoy le toca el turno a un arquitecto y escritor italiano, poeta de las líneas y los planos, Cesare de Seta, catedrático de Historia de la Arquitectura de la Universidad de Nápoles Federico II y ha enseñado en numerosos centros de estudios en el mundo: el Politécnico de Zurich, la Columbia University de Nueva York, la École des Hautes Études en Sciences Sociales de Paris. Es periodista y crítico de arte del diario “La Repubblica” y el semanal “L’Espresso”.

La arquitectura no está reñida con la poesía, y si no que se lo digan al arquitecto español y poeta galardonado recientemente con el premio Cervantes 2019, Joan Margarit.

Para los lectores no italianos, es fácil encontrar la obra de De Seta de forma online. Desde Poémame, vamos a conocer mejor al escritor Cesare de Seta, nacido en Nápoles el 23 de abril de 1941, que ha publicado recientemente L’isola e la Senna en Jaca Book. Él nos contesta en italiano y se lo queremos respetar, como ya hicimos con la entrevista al poeta mallorquín Miquel Àngel Llauger cuando nos contestó en catalán. Por algo somos la Revista Abierta de Poesía, abierta a todas las lenguas y expresiones artísticas poéticas.

¿Podría usted contarnos un poco de su vida y actividad literaria?

Sono nato in una famiglia agiata non per ragioni di chissà quali ricchezze, come pure s’è favoleggiato, ma perché sono cresciuto in una grande casa invasa dai libri e dalle belle cose che sono stati per me e i fratelli un utero caldo e stimolante per gli occhi. Nella mia prima foto a sette otto mesi non sono in culla,  in un passeggino o in braccio alla tata: sono sulla scrivania di mio padre in legno massiccio, intagliata e scolpita in stile neorinascimentale come in uso a metà Ottocento. Indosso una veste da femminuccia come piaceva alla mamma; sono seduto accanto al lume da tavolo su cui sono disseminati libri verso cui tendo una mano, con l’altra impugno una tavoletta di cioccolato. Essendo anni di guerra quel trofeo doveva essere una vera rarità. Intorno si scorgono bei dipinti e librerie gonfie di libri, scaffali, fascicoli e un étagére con porcellane di Capodimonte.

¿Cuáles fueron sus primeras lecturas y qué autores le influyeron?

I primi Libri furono il Don Chisciotte in una versione illustrata dell’Utet e ridotta per i bambini, poi Salgari e Dumas padre che molto mi appassionarono. Leggevo naturalmente Topolino e Paperino che ora rubo ai miei nipoti,

¿Cómo definiría a su literatura?

Domanda a cui non so rispondere, se non riferire quanto di me hanno scritto critici letterari tra cui conto celebri italianisti non solo italiani.

¿Cree que el escritor “evoluciona” en su escritura? ¿Cómo ha cambiado su lenguaje literario a lo largo de los años?

Non credo sia cambiato nel corso dei quarantenni che ho impiegato a scrivere il miei cinque romanzi: non sono uno scrittore compulsivo che scrive un romanzo ogni sei mesi. Scrivo molto lentamente: prima scrivevo a penna e poi ricopiavo su macchina da scrivere elettronica Olivetti o Ibm. Da anni scrivo al computer. Non faccio che leggere e rileggere un testo, cambiare un rigo, spostare un paragrafo da un capo all’altro, aggiungere una virgola o toglierla. Un lavoro certosino che mi piace molto fare quando credo di aver concluso una storia.

¿Cómo siente que una obra está terminada y cómo la corrige?

Alla seconda domanda ho già risposto. Quando penso che il filo della fabula si è conclusa. Ma a volte critici acuti mi hanno rimproverato che taluni spunti o personaggi andavano meglio indagati. Ho risposto loro che avevano ragione, ma questo avrebbe significato scrivere un altro romanzo era non era nelle mie intenzioni o forse nelle mie capacità. In tanti celebri romanzi ci sono personaggi che compaiono e poi vengono abbandonati al loro destino.  

¿Cuál es el fin que le gustaría lograr con su literatura?

Vorrei scrivere storie nelle quali i personaggi sono parte della storia politica e sociale in cui sono immersi, nel luoghi e nei paesaggi. Ma senza che la storia prevarichi la narrazione: deve restare il fondo. Viceversa – come in uno specchio – ogni città, luogo o paesaggio riflette l’identità di un personaggio. Sono uno scrittore visivo ed in questo mi aiuta il mio essere storico dell’arte e dell’architettura.

¿Qué lugar ocupa, para un escritor como usted, las lecturas en vivo?

Non ho mai fatto letture pubbliche di un mio libro. A volte ho chiesto a celebri attori e attrici di leggere pagine di un mio romanzo a una presentazione. La loro lettura mi ha molto confortato: ho ringraziato loro dicendo che ascoltandoli mi sembrava di aver scritto delle belle pagine.

¿Qué opina de las nuevas formas de difusión de la palabra, ya sea en páginas de Internet, foros literarios cibernéticos, revistas virtuales, blogs etc?

Non amo queste forme di comunicazione: leggo sempre sulla pagina stampata. Ma talvolta per necessità me ne avvalgo con parsimonia.

¿Podría recomendarnos un poema/libro de otro autor que le haya gustado mucho?

Considero Melville di Moby Dick uno straordinario scrittore. Céline di Morte a credito è un libro che sconvolge. Tra gli italiani pongo in cima Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi, Carlo Emilio Gadda,  per tutta la loro opera. L’Ottocento francese, massime Gustave Flaubert è in cima alle mie predilezioni, anche perché posso leggerlo in originale. Tra i contemporanei Pastorale ameriana di Joseph Roth è uno squarcio impietoso e drammatico del suo paese: una vera epopea. Ha un precedente equivalente ma di tutto altro segno nel Gabriel Garcìa Marquez di Cronaca di una morte annunciata.

¿Qué libro está leyendo en la actualidad?

Cerco di non inseguire i successi del momento, aspetto che maturino. Ora sto leggendo il libro d’esordio di Leonardo Sciascia, Le parrocchie di Regalpetra, che mai avevo letto. Bellissimo.
Sono curioso di leggere l’ultimo romanzo di Elena Ferrante: il primo della trilogia mi piacque molto. L’attendo alla quarta prova.

¿Qué consejos le daría a un joven escritor/escritora que se inicia en este camino de la literatura?

Solo se sente il bisogno di comunicare qualcosa che urge dentro di lui e non conosce altri strumenti che la scrittura. Questa la mia esperienza personale. Quando mi dicesi a scrivere il mio primo romanzo Era di Maggio ero già un storico dell’arte e dell’architettura rinomato con decine di libri alle mie spalle. Ma il maggio del Sessantotto vissuto tra Parigi e l’Italia era rimasto un nodo irrisolto nella mia memoria, né avevo intenzione di scrivere uno dei tanti saggi usciti dell’argomento. Volevo raccontare questa storia a mio modo, per come la vissi in quegli anni della giovinezza. Così mi liberai  della camicia di Nesso che è propria di scrive storia: le ricerche in archivio, le note ecc. Scrivere un romanzo è come volare nel cielo come un uccello accompagnato solo dalla propria memoria e dalla propria fantasia. Fu per me una scoperta fantastica che ho non più abbandonato. Sia pure con la dovuta cautela.

¿Cómo ve usted actualmente la industria editorial?

Ba’ è difficile dire. Si pubbliacono troppi libri e pochi sono di buona qualità soprattutto nella narrativa. Gli editori sono cambiati, come è cambiata l’industria e il mercato. Gli editors cambiano da un marchio all’altro con rapidità e questo non è certo un vantaggio per la qualità. C’è una omologazione nell’industria culturale che è un segno preoccupante per il futuro. Spero che in futuro ci sia una selezione più severa. Non è affatto vero che più si stampa meglio è. Così facendo s’intasa solo la libreria di merce avariata. La spazzatura andrebbe eliminata dall’editore, prima che giunga sul banco del libraio, ma hélas non accade.

¿Cuál es la pregunta que le gustaría que le hubiera hecho y no se la he hecho?

Mi sarei atteso una domanda sulla mia scrittura. Credo di dedicare una maniacale attenzione a scrivere bene: cosa intendo per scrivere bene? In primo luogo fare della chiarezza un obiettivo dominante cioè scrivere un periodo dove non una parola è fuori posto, non una non è necessaria, La mia aggettivazione è scarna, la mia scrittura secca e vorrei fosse come una lama ben affilata. A una grande scrittrice molto cara come Natalia Ginzburg a cui ho dato da leggere i miei primi manoscritti – ed esitavo a pubblicare – chiesi se valeva la pena che ci provassi; mi rispose il modo laconico”hai uno stile”. Da una lettrice ben nota per la sua severità come lei non mi potevo attendere migliore apprezzamento. Ma debbo dire che a molti autorevoli  recensori  non è sfuggita la qualità della mia scrittura. Per questo voglio concludere questa intervista con una frase rubata a Leonardo Sciascia: “sono un scrittore di storia quando scrivo di narrativa e uno scrittore di narrativa quando scrivo di storia”. Si parva licet  anche questo è un mio proposito: se poi ci riesca questo è compito che lascio a chi mi legge come storico dell’arte o come romanziere.

Muchas gracias Cesare de Seta por la entrevista. Y a vosotros, lectores, esperamos que hayáis disfrutado y gracias por haber llegado hasta aquí.


  • 4
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •  
  • 4
  • 1
  •  
  •  
  •  
  •